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Dalla cronaca di Torino di Repubblica.it

Il calvario di una donna rimasta senza denti per colpa del dentista-negoziante

Del suo caso ora si occupano i Nas dopo la denuncia presentata dall’odontoiatra Mario Marcellino. “La situazione è drammatica, le regole che pure esistono vengono disattese continuamente”. I centri di cura “on the road” sono sempre più diffusi. La donna racconta: “Avevo un ascesso, per prima cosa un impiegato mi ha prescritto la panoramica”

di OTTAVIA GIUSTETTI

Due anni di calvario tra dolori insopportabili, continue liti e discussioni, fino a trovarsi con la salute definitivamente compromessa per aver acconsentito a farsi eseguire interventi drastici in bocca di estrazioni e ricostruzioni. Interventi consigliati, a quanto pare, soltanto nell’ottica di un maggior guadagno. Radiografie e diagnosi fatte da personale addetto alle relazioni col pubblico, preventivi in perenne lievitazione, e poi la vita personale a gambe all’aria con la beffa di non potersi nemmeno godere la festa più attesa della vita, il matrimonio di una figlia, rovinato per il dolore e l’imbarazzo di essere senza denti.

La vicenda di questa donna, della quale ora si stanno occupando i Nas di Torino, è soltanto una delle tante che arrivano ogni giorno agli uffici dei carabinieri specializzati nella tutela della salute pubblica.

Abuso della professione medica, spese per esami inutili, fino a interventi del tutto arbitrari col solo scopo di ottenerne il pagamento, sembrano essere all’ordine del giorno da quando sono spuntati a ogni angolo della città le catene di negozi dei denti che tanto successo hanno col pubblico attento alla spesa, e sensibile a questa maggiore accessibilità al servizio. Ci sono ormai studi dentistici nei supermercati, al piano negozio dei quartieri di periferia, dilagano le offerte sui siti Internet e nelle mailing list dei gruppi di acquisto. Ma chi è che poi decide di cosa hai bisogno quando ti rivolgi a queste catene-cliniche? Chi fa le diagnosi e con quali strumenti? “La situazione è drammatica perché le buone regole che esisterebbero vengono continuamente disattese  –  spiega Mario Marcellino, il medico chirurgo specialista in odontoiatria e protesi dentaria che ha ricevuto poche settimane fa questa donna nel suo studio e ha inviato ai Nas la relazione di perito medico legale di parte  –  questi centri vivono dell’anonimato più totale, mentre per anni i professionisti hanno fatto del proprio nome tutta la propria fortuna. Qui invece non c’è nessun nome a cui fare riferimento. Entri come in un negozio, anche solo a fare quattro chiacchiere, prendi un depliant, e alla fine ti ritrovi con il preventivo firmato per un lavoro del quale non sai nemmeno se hai davvero bisogno. E quando è il tuo turno sulla poltrona non sai mai chi ti mette le mani in bocca”.

La paziente di Marcellino che prima si era rivolta alla catena di negozi e poi a lui per disperazione ha raccontato passo passo come è andata: non aveva fatto in tempo a entrare con un piccolo ascesso, che già il personale addetto al commerciale le aveva fatto fare la panoramica. Lo stesso addetto all’accoglienza le ha preparato tre preventivi e alla seconda visita era già sotto esami del sangue ed elettrocardiogramma per affrontare un impianto totale. “Questi sono reati molto gravi  –  spiega lo specialista  –  anche solo una radiografia prescritta senza motivazione può essere punita con una condanna fino a tre mesi di reclusione, è una legge che viene puntualmente disattesa, me ne rendo conto, ma è un fatto incredibile che ci siano studi dentistici dove a fare la diagnosi è un addetto alle relazioni

 commerciali”. Prima di questo caso c’era stato quello dei centri Vitadent, una catena internazionale, forse la prima ad aver inaugurato il nuovo stile, più volte chiusi a Torino dai Nas per inosservanza alle più semplici regole dell’esercizio della professione medica. “Ci arrivano casi e segnalazioni ogni giorno  –  conferma il comandante del Nas, Michele Tamponi,  –  interveniamo continuamente ma è difficile debellare il problema”.

Due anni di calvario tra dolori insopportabili, continue liti e discussioni, fino a trovarsi con la salute definitivamente compromessa per aver acconsentito a farsi eseguire interventi drastici in bocca di estrazioni e ricostruzioni. Interventi consigliati, a quanto pare, soltanto nell’ottica di un maggior guadagno. Radiografie e diagnosi fatte da personale addetto alle relazioni col pubblico, preventivi in perenne lievitazione, e poi la vita personale a gambe all’aria con la beffa di non potersi nemmeno godere la festa più attesa della vita, il matrimonio di una figlia, rovinato per il dolore e l’imbarazzo di essere senza denti.

La vicenda di questa donna, della quale ora si stanno occupando i Nas di Torino, è soltanto una delle tante che arrivano ogni giorno agli uffici dei carabinieri specializzati nella tutela della salute pubblica.

Abuso della professione medica, spese per esami inutili, fino a interventi del tutto arbitrari col solo scopo di ottenerne il pagamento, sembrano essere all’ordine del giorno da quando sono spuntati a ogni angolo della città le catene di negozi dei denti che tanto successo hanno col pubblico attento alla spesa, e sensibile a questa maggiore accessibilità al servizio. Ci sono ormai studi dentistici nei supermercati, al piano negozio dei quartieri di periferia, dilagano le offerte sui siti Internet e nelle mailing list dei gruppi di acquisto. Ma chi è che poi decide di cosa hai bisogno quando ti rivolgi a queste catene-cliniche? Chi fa le diagnosi e con quali strumenti? “La situazione è drammatica perché le buone regole che esisterebbero vengono continuamente disattese  –  spiega Mario Marcellino, il medico chirurgo specialista in odontoiatria e protesi dentaria che ha ricevuto poche settimane fa questa donna nel suo studio e ha inviato ai Nas la relazione di perito medico legale di parte  –  questi centri vivono dell’anonimato più totale, mentre per anni i professionisti hanno fatto del proprio nome tutta la propria fortuna. Qui invece non c’è nessun nome a cui fare riferimento. Entri come in un negozio, anche solo a fare quattro chiacchiere, prendi un depliant, e alla fine ti ritrovi con il preventivo firmato per un lavoro del quale non sai nemmeno se hai davvero bisogno. E quando è il tuo turno sulla poltrona non sai mai chi ti mette le mani in bocca”.

La paziente di Marcellino che prima si era rivolta alla catena di negozi e poi a lui per disperazione ha raccontato passo passo come è andata: non aveva fatto in tempo a entrare con un piccolo ascesso, che già il personale addetto al commerciale le aveva fatto fare la panoramica. Lo stesso addetto all’accoglienza le ha preparato tre preventivi e alla seconda visita era già sotto esami del sangue ed elettrocardiogramma per affrontare un impianto totale. “Questi sono reati molto gravi  –  spiega lo specialista  –  anche solo una radiografia prescritta senza motivazione può essere punita con una condanna fino a tre mesi di reclusione, è una legge che viene puntualmente disattesa, me ne rendo conto, ma è un fatto incredibile che ci siano studi dentistici dove a fare la diagnosi è un addetto alle relazioni commerciali”.

Prima di questo caso c’era stato quello dei centri Vitadent, una catena internazionale, forse la prima ad aver inaugurato il nuovo stile, più volte chiusi a Torino dai Nas per inosservanza alle più semplici regole dell’esercizio della professione medica. “Ci arrivano casi e segnalazioni ogni giorno  –  conferma il comandante del Nas, Michele Tamponi,  –  interveniamo continuamente ma è difficile debellare il problema”.

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